Gentle parenting e Montessori: perchè continuiamo a confonderli

by Martina
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gentle parenting e montessori

Capita spesso, navigando sui social o cercando consigli online, di imbattersi in espressioni come “educazione gentile e montessoriana”, come se fossero due modi per dire la stessa cosa. Mi è capitato di vederlo in caption, in corsi, persino in alcuni pacchetti di consulenza. E ogni volta mi sono chiesta: cosa stiamo davvero mettendo insieme, quando uniamo questi due termini?

Non è solo una questione di parole. È una questione di cosa stiamo promettendo, come professionisti e come comunicatori, a chi ci legge, e di quanto rigore ci mettiamo nel farlo.

Due storie diverse, non due sfumature dello stesso approccio

Il gentle parenting nasce come un’idea divulgativa, coniata dall’autrice inglese Sarah Ockwell-Smith e diffusa soprattutto attraverso i social negli ultimi dieci anni. Parla di calma, di empatia, di gestione delle emozioni nel momento in cui accadono. È la risposta a un bisogno reale, che riconosco profondamente: essere genitori oggi è faticoso, spesso in solitudine, e cercare un modo più empatico di stare con i propri figli è una ricerca legittima e comprensibile.

Montessori è un’altra storia, per genesi e per natura. Non nasce da un’intuizione condivisa online, ma dall’osservazione clinica e sistematica dei bambini condotta da Maria Montessori più di un secolo fa, e sviluppata nel tempo in una teoria coerente dello sviluppo infantile. Non un insieme di suggerimenti emotivi, ma un impianto pedagogico pensato per costruire, nel tempo, ambienti e relazioni che permettano una vera autonomia.

Cosa dice davvero la ricerca sul gentle parenting

Qui vale la pena rallentare, perché è il punto meno raccontato. Nonostante la sua enorme popolarità, il gentle parenting è rimasto per un decennio fuori da qualunque verifica scientifica seria. Nessuno studio aveva davvero indagato cosa comportasse questo approccio nella pratica, né quali effetti avesse su genitori e bambini.

Le cose sono cambiate solo nel 2024, quando le ricercatrici Anne Pezalla (Macalester College) e Alice Davidson (Rollins College) hanno pubblicato la prima indagine sistematica sull’argomento, su una rivista scientifica internazionale. Hanno intervistato cento genitori di bambini tra i 2 e i 7 anni, circa la metà dei quali si autodefiniva genitore gentile.

Quello che hanno trovato è più sfaccettato di come il tema viene raccontato online. I genitori gentili riportavano, in generale, alti livelli di soddisfazione ed efficacia genitoriale. Ma un sottogruppo, quello più autocritico verso se stesso, mostrava livelli significativamente più bassi di efficacia percepita. E in oltre un terzo del campione emergevano dichiarazioni esplicite di incertezza e di burnout.

C’è un altro dettaglio importante, forse il più rilevante: lo studio ha misurato come si sentono i genitori nel praticare questo approccio, non quali effetti abbia realmente sullo sviluppo dei bambini. Sono due cose diverse. Non sappiamo ancora, con dati solidi, se il gentle parenting funzioni per la crescita dei figli. Sappiamo qualcosa di prezioso su come lo vivono gli adulti che lo praticano, che non è meno importante, ma è un’altra domanda.

Cosa dice invece la ricerca su Montessori

Sul fronte Montessori, la situazione è molto diversa. Lo studio più rigoroso e citato, condotto da Angeline Lillard e Nicole Else-Quest, ha confrontato bambini in scuole Montessori e non Montessori su misure cognitive, accademiche, sociali e comportamentali. Per aggirare il problema della mancanza di assegnazione casuale ai due gruppi, le ricercatrici hanno sfruttato un meccanismo già esistente in quella scuola, la lotteria di ammissione: chi veniva accettato entrava nel gruppo Montessori, chi non veniva accettato formava il gruppo di confronto. Dove emergevano differenze significative, favorivano quasi sempre i bambini Montessori.

Studi successivi, alcuni con disegno randomizzato controllato, hanno confermato risultati superiori su misure accademiche e pre-accademiche, con benefici che si mantengono nel tempo. Un elemento che questi studi mettono in luce con chiarezza è quanto conti la fedeltà al metodo: i risultati migliori si osservano nelle classi che applicano Montessori in modo rigoroso, non in versioni parzialmente adattate o semplicemente ispirate. Le classi più fedeli al metodo originale mostrano gli incrementi maggiori in funzioni esecutive, lettura, vocabolario, matematica e teoria della mente, cioè la capacità di comprendere i pensieri e le emozioni altrui.

Perché la sovrapposizione è un problema concettuale, non solo lessicale

Il gentle parenting, nella sua sostanza, risponde a una domanda molto specifica: come posso, come genitore, gestire le mie emozioni e quelle di mio figlio in un dato momento, mantenendo calma ed empatia.

Montessori risponde a una domanda diversa: come costruire, nel tempo, un ambiente e una relazione educativa che permettano al bambino di sviluppare autonomia reale, capacità di scelta, autoregolazione. Non nella gestione del singolo episodio, ma attraverso una struttura pensata e coerente, che accompagna la crescita giorno dopo giorno.

Chiamare montessoriano ciò che è semplicemente gentile rischia di svuotare entrambe le cose. Svuota il gentle parenting della sua identità specifica, che ha un valore autentico se riconosciuto per quello che è. E svuota Montessori della sua complessità e della sua base scientifica, riducendolo a un aggettivo emotivo invece che a un metodo verificabile, che richiede formazione e rigore.

Cosa cambia, per chi legge

Forse la domanda più utile non è quale approccio sia migliore, ma quale bisogno state davvero cercando di soddisfare, in questo momento della vostra vita da genitori. Se cercate un modo per gestire meglio le vostre emozioni nel momento della difficoltà, il gentle parenting parla a quel bisogno, ed è giusto riconoscerne il valore. Se cercate qualcosa di più profondo, un modo diverso di pensare l’ambiente in cui vostro figlio cresce e sceglie ogni giorno, Montessori offre una strada diversa, più strutturata, con più tempo e più ricerca alle spalle.

Non sono in competizione tra loro. Ma non sono nemmeno intercambiabili, e vale la pena saperlo, prima di scegliere cosa portare nella propria casa.

 

 

Riferimenti

Pezalla, A. E., & Davidson, A. J. (2024). “Trying to remain calm…but I do reach my limit sometimes”: An exploration of the meaning of gentle parenting. PLOS ONE, 19(7), e0307492. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0307492

Lillard, A. S., & Else-Quest, N. (2006). Evaluating Montessori education. Science, 313(5795), 1893–1894.

Lillard, A. S. (2012). Preschool children’s development in classic Montessori, supplemented Montessori, and conventional programs. Journal of School Psychology, 50(3), 379–401.

Lillard, A. S. (2018). Rethinking education: Montessori’s approach. Current Directions in Psychological Science, 27(6), 395–400.

 

Se in questo periodo sentite che la vostra situazione richiede un confronto più mirato, la Consulenza Pedagogica Individuale nasce proprio per accompagnare domande come questa.

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